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Partito Democratico - Il punto di vista di Pierantonio Belcaro

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I recenti dati sui superamenti del limite di concentrazione del PM10 in atmosfera (stabilito dal D.lgs. 155/2010 e ss.mm.ii.) non vanno sottovalutati per la nostra salute.

 

Va ricordato che le polveri sospese sono causate da sostanze emesse come tali o prodotte da processi chimici, che le maggiori fonti antropiche sono le attività industriali, il traffico veicolare e il riscaldamento, che la persistenza in atmosfera è condizionata dal clima e che i superamenti delle soglie giornaliere restano un’emergenza per l’Italia, perciò condannata dalla Corte di Giustizia UE.

 

Va altresì detto che per le polveri ancora più sottili (PM2,5) la legge prevede un limite di concentrazione media annua di 25 μg/m3 da raggiungere entro l’1.1.2015.


Nell’area veneziana i dati ARPAV mostrano un trend in miglioramento, ma ancora preoccupante. Le misure di contrasto attuate dal Comune, dal controllo delle caldaie al divieto di circolazione per le auto no kat, dalle limitazioni alla circolazione per i veicoli al controllo delle emissioni degli stessi, dall’ampliamento delle aree pedonali alle zone a 30 km/h, dal tram al Bosco di Mestre, fino alla chiusura dell’inceneritore, vanno nella direzione giusta, ma l’obiettivo è ancora lontano, specie considerando che le nuove direttive europee stabiliranno dei limiti ancor più stringenti.


Vanno allora rafforzate le azioni, in particolare per il contrasto degli effetti del traffico: aereo, navale e veicolare. Poiché le rilevazioni nell’area aeroportuale non hanno evidenziato una specifica dinamica (i dati sono un po’ inferiori a quelli di Parco Bissuola e via Tagliamento) e la materia grandi navi rientra nella competenza politica ma non in quella giuridica del Comune, è soprattutto sul traffico veicolare che si può agire.


L’indagine epidemiologica dell’Università di Padova, sollecitata dal COCIT, per accertare la presenza di un’associazione fra lo stato di salute dei residenti nell’area e l’inquinamento dell’aria legato al traffico della Tangenziale di Mestre che è stata, fino all’entrata in funzione del Passante autostradale nel 2009, la principale via di collegamento tra il Nordest e il resto d’Italia, ha infatti portato a risultati da non trascurare: utilizzando più parametri integrati di malattia, si evince che le patologie individuate riguardano gli apparati respiratorio e cardiovascolare e che gli eccessi di incidenza riscontrati per le patologie croniche specifiche del sistema cardiorespiratorio sono riconducibili all’inquinamento da traffico.


Per comprendere la realtà odierna, vanno confrontati i dati di traffico pre e post Passante, da cui si rileva che, a fronte di un aumento del traffico al casello di Padova Est dell’8% dal 2008 al 2013, i transiti al casello di Mestre Ovest calano del 31%. Anche gli impatti sull’aria del Passante sono stati monitorati dall’ARPAV durante i lavori e dopo: le 16 campagne di monitoraggio in 6 siti limitrofi al Passante nei Comuni di Mirano, Spinea, Martellago, Scorzè, Mogliano Veneto e Quarto d’Altino, hanno evidenziato valori omogenei a quelli di Mestre.


Questa breve analisi fa emergere che le città (e le attività antropiche che vi si svolgono) sono causa e punto di ricaduta dell’inquinamento atmosferico, per cui è su di esse che vanno focalizzate le politiche di risanamento dell’atmosfera, mai sottovalutando l’impatto del PM10, un nemico invisibile ma letale.

 
 
Pubblicato il 18-03-2014 ore 15:38
Ultima modifica 18-03-2014 ore 15:38
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