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Partito Democratico - Il punto di vista di Roberto Turetta

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Palais Lumière: al Comune deve interessare che venga realizzato e fatto bene; incassare soldi per le aree e per gli oneri di urbanizzazione per un incompiuta sarebbe una sconfitta

 

 


Quando muovevo primi passi all’interno dell’Amministrazione Comunale, fui illuminato da una breve ma efficace sentenza di un dirigente, ovviamente architetto: “Caro Turetta”, mi disse sorridendo ma lasciando intendere che dovevo farmene una ragione, “gli architetti sono un po’ particolari: si innamorano di qualsiasi cacchetta (usò proprio questo termine!) che fanno loro e, di converso, biasimano e denigrano qualsiasi cosa sia progettata, pensata o realizzata da altri…insomma, con loro più che con gli altri, bisogna armarsi di pazienza!”
A distanza di quindici anni, per l’ennesima volta, mi trovo a ringraziare quel dirigente per l’avvedutezza del suo consiglio di cui appuro la fondatezza anche nelle motivazioni che muovono alcune personalità artistiche e/o di settore relativamente al Palais Lumière.
Ovviamente non cado nel tranello di dibattere sull’estetica, sulla “compatibilità” con altre infrastrutture e con il contesto storico ambientale: come per qualsiasi opera o intervento, anche per il Palais Lumière ci sono enti preposti che dovranno - alcuni si sono già espressi positivamente - pronunciarsi. Insomma, ora saranno vagliati l’opera ed i relativi requisiti, dal possesso delle aree al “piano industriale”, dal cronoprogramma dei lavori alla compatibilità con infrastrutture. Non credo sia giusto che tale valutazione venga influenzata da giudizi legittimi nell’espressione ma avulsi dalla competenza e dalla responsabilità. Giudizi che, tra l’altro troppo spesso, sono preventivamente omologati al diniego, sia che provengano da realtà cittadine, sia che arrivino da blasonate fonti mediatiche, rispetto alle quali viene naturale pensare a quali interessi rispondano.
In quanto Consigliere Comunale – e cittadino – ritengo necessario valutare le potenzialità del progetto Palais Lumière quale occasione di riqualificazione di un’area strategica, sottovalutata nella capacità di trasmettere degrado nelle aree limitrofe che stanno cercando, con fatica ma anche con tenacia, il rilancio. In quanto amministratore devo stare accorto che quest’operazione non comporti una speculazione - immobiliare e finanziaria – a scapito della qualità della vita della città, in particolar modo di terraferma, e, soprattutto non comprometta ma accompagni dandone ulteriore slancio, le trasformazioni cui sta andando incontro, ovviamente senza creare un precedente, rispetto le conformità di destinazione d’uso dell’area.
E, sinceramente, sono convinto che questa città, QUALORA TUTTE LE CONDIZIONI CHE SARANNO RICHIESTE DALLA CONFERENZA DEI SERVIZI FOSSERO A POSTO, può soltanto trarre giovamento dalla trasformazione che comporterebbe la realizzazione del Palais Lumière. E’ chiaro che un’opera del genere sposta il baricentro della città di terraferma e contribuisce ad influenzare la tipologia dei servizi e della vita sociale della città: ma basta guardare fisicamente la situazione attuale per farsene una ragione e dedurne che la città ha solo da guadagnarne. Così come è evidente a tutti il positivo effetto domino che tale insediamento avrebbe nel contesto, incentivando la riqualificazione della zona fino a via Fratelli Bandiera: dopo vent’anni di moltissimi esercizi verbali ma di pochissimi segnali concreti, per la prima volta, c’è la possibilità di avviare un processo organico di trasformazione di tutta l’edilizia e le infrastrutture portando a compimento il miraggio (chiamarlo obiettivo ormai potrebbe risultare beffardo…) di via Fratelli Bandiera come “boulevard urbano” d’accesso alla città come l’aveva definito Roberto D’Agostino, presentando la Variante alla Città Giardino… Si potrebbe puntare ad una riqualificazione in grado di dividere – una volta per tutte - la viabilità urbana da quella dedicata alla logistica e al trasporto collegato alle attività produttive, dando il giusto dimensionamento a via dell’Elettricità ed alla viabilità di servizio connessa. Ed altrettanto evidente risulta il processo di integrazione nella città al di qua ed al di là del cavalcaferrovia, nonché, tramite il passaggio del tram, della completezza dell’offerta di trasporto pubblico su Venezia e sulla possibilità della valorizzazione del trasporto pubblico, ottimizzando il potenziale del park scambiatore in zona Panorama già realizzato e quello in via di realizzazione su via Cafasso previsto nell’accordo di programma delle Vaschette. E poi, cosa assolutamente positiva è costituita dalla perfetta coincidenza di contenuti sulla previsione urbanistica dell’area che già di suo prevedeva piani di recupero e destinazioni coincidenti; ovviamente, ma sarebbe ipocrita rinunciarvi per questo, ne vengono ingigantite le dimensioni, ma se ci fossero state le condizioni socio economiche, comunque, in quell’area, sarebbero state fatte meno cubature (probabilmente con analogo uso di aree del territorio) per quelle stesse destinazioni previste per il Palais Lumière, e non per altro…
Non posso astenermi dal rimarcare chiaro alcuni concetti ovvii ma, forse, alla luce di alcuni interventi riportati dagli organi di stampa, non pleonastici. Incassare soldi per le aree e per gli oneri di urbanizzazione per un'incompiuta equivarrebbe ad una sconfitta. Partendo da questa considerazione, si fa fatica a capire la ratio con cui, anche in questi giorni, viene riportato il dibattito sui media relativamente all'operazione promossa da Pierre Cardin. L'Amministrazione Comunale, a conferma di quanto deliberato dal Consiglio Comunale lo scorso 23 luglio a larghissima maggioranza, ha pubblicato il 28 dicembre l'avviso (on line sul sito istituzionale dallo stesso giorno) sull'Accordo di programma, ai sensi dell'art. 32 della Legge Regionale 35/2011, tra Regione Veneto, Comune di Venezia e Concept Creatif Pierre Cardin SpA, denominato Palais Lumière. L'Accordo di programma e i relativi atti sono depositati sia presso gli uffici comunali di Urbanistica di viale Ancona 59 (cosiddetta ex Carbonifera) sia nel Centro Servizi della Provincia in via Forte Marghera. Chi vuole può presentare osservazioni entro il 28 gennaio. Coerentemente si stanno compiendo gli atti, previsti dalla legge e contemplati nei processi partecipativi e regolamentati anche nella nostra Amministrazione Comunale: il dovere di un ente locale è, e resta, infatti, quello di garantire lo sviluppo e la vivibilità del proprio territorio, dando la possibilità alle opportunità che vengono a crearsi, di concretizzarsi, nel pieno rispetto delle regole. Il Palais Lumière non è assolutamente la panacea strutturale del Bilancio del Comune di Venezia: il Palais Lumière è fondamentalmente una potenziale opportunità per ridisegnare e dare "la sveglia" a Mestre e a Marghera e all'intero sistema infrastrutturale a cavallo e a sud della ferrovia, un'opportunità di enorme traino per la città e per i suoi cittadini. Qualora Concept Creatif Pierre Cardin SpA, ovvero il soggetto promotore, rispondesse alle condizioni poste dalla Conferenza dei Servizi e cominciasse ad acquisire le aree e - successivamente - a versare, come impone la legge italiana, gli oneri di urbanizzazione, in quel caso - e solo in quella annualità - ci sarà la conseguente entrata inserita nel Bilancio del Comune di Venezia. Non è la fine del mondo se ciò non è avvenuto nel 2012. E' logico che prima ciò avviene e prima entra in movimento la macchina organizzativa e realizzativa. E prima quest'opera potrà diventare da potenziale opportunità a volano di trasformazione per la nostra città. E' importante, quindi, non avere troppa fretta e non limitarsi ad introitare risorse che avrebbero risolto un problema legato al bilancio comunale dell'anno in corso per crearne, però, un altro cioè l'ennesima incompiuta destinata a non essere ultimata per mancanza di risorse o, peggio ancora, per non avere tutti i requisiti necessari in ordine. Sono convinto che, se saranno usate con saggezza ed accortezza le prossime settimane, al momento del bisogno, il Consiglio Comunale farà la sua parte con senso di responsabilità, come sempre, d'altronde. L'importante è che nessuno perda la testa o metta in discussione quanto concordato e sancito con atti formali e quanto previsto dalla legge. Se così non fosse, sarebbe meglio, per tutti, scoprirlo subito e possibilmente non dalle colonne di un giornale o da un servizio televisivo... ma da atti veri, perché le amministrazioni pubbliche e i soggetti con cui esse devono interagire per piani di recupero ed accordi di programma si "parlano" con quelli, di solito e di norma. Il Palais Lumière, se veramente lo vogliamo, alla città serve solo realizzato nella sua interezza con tutti gli annessi e connessi fatti per bene: l'incasso di vendite di aree e la riscossione del pagamento di oneri di fronte ad un'incompiuta costituirebbero la sconfitta della città e, in proporzione, il sollievo di pochissimi soggetti. E non ne varrebbe assolutamente la pena.

 

Roberto Turetta

 
 
Pubblicato il 09-01-2013 ore 16:50
Ultima modifica 09-01-2013 ore 16:50
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