| nr. d'ordine | nr. protocollo | data pubbl. | proponente | assessore competente | data protocollo | data scadenza | tipo risposta |
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| 931 | 38 | 08/05/2007 | Raffaele Speranzon |
Sindaco Massimo Cacciari e p. c. Al Presidente del Consiglio comunale Renato Boraso |
09/05/2007 | 08/06/2007 | in Consiglio |
Venezia, 8 maggio 2007
nr. ordine 931
n p.g. 38
Al Sindaco Massimo Cacciari
e per conoscenza
Al Presidente del Consiglio comunale
Ai Capigruppo consiliari
Al Capo di Gabinetto del Sindaco
Al Vicesegretario Generale
Oggetto: Le pericolose “Carnevalate” di Cacciari
Tipo di risposta richiesta: in Consiglio
Il sottoscritto Consigliere,
PREMESSO CHE:
Il Sindaco Massimo Cacciari avrebbe detto rivolgendosi ai disobbedienti del centro sociale Rivolta “Se i Comuni non vi danno retta, fate bene ad occupare. Anche un capannone del centro storico di Venezia. Poi, in qualche maniera, ci si mette d’accordo”.
Un Sindaco svolge un fondamentale ruolo istituzionale. Chiamato a far rispettare norme e regolamenti non può, nemmeno buffoneggiando, incitare all’illegalità.
CONSIDERATO CHE:
- La frase infelice attribuita dalla stampa locale al Sindaco dimostra che evidentemente non conosce, o peggio fa finta di non conoscere gli innumerevoli reati per i quali sono stati indagati decine di appartenenti al centro sociale Rivolta. Reati quali tra innumerevoli altri: lesioni gravi, rissa, violazione di domicilio, adunanza sediziosa, aggressione, resistenza a pubblico ufficiale, danni al patrimonio, occupazione abusiva, interruzione di pubblico servizio, falso in atto pubblico…
- Il nostro Sindaco finge di ignorare le molteplici attività economiche che da anni vengono svolte illegalmente all’interno dell’ex Paolini & Villani. Attività conosciute da tutta la città e stranamente invisibili per il primo cittadino.
- In passato nonostante le numerose interrogazioni e diffide presentate dallo scrivente in merito prima all'occupazione abusiva, poi all’utilizzo improprio da parte dei disobbedienti del centro sociale rivolta dell'ex Paolini & Villani, questa Amministrazione ha scelto di difendere a tutti i costi (invece di ostacolarla come avrebbe avuto il dovere di fare) l’esperienza del “centro sociale” permettendo di fatto che all’interno dell’ex fabbrica si coltivasse e si continui a coltivare ogni genere di illegalità.
- Tale occupazione è diventata “legittima”, ma continua ad arrecare un grave danno patrimoniale al Comune di Venezia visto il ridicolo canone di locazione che gli assegnatari devono corrispondere all’Amministrazione con conseguenti gravi responsabilità da parte dell'Amministrazione.
- Nel dispositivo deliberativo col quale si assegna l’immobile in locazione all’Associazione “Officina Sociale” è inserita la frase: “…con divieto di svolgere attività non compatibili con lo stato dei locali anche in relazione alle vigenti normative in materia di sicurezza e comunque con divieto di effettuare attività di pubblico spettacolo e somministrazione di alimenti e bevande”.
- L’Amministrazione comunale da anni finge maldestramente di non sapere che all’interno della Paolini e Villani continuano regolarmente a tenersi concerti che richiamano migliaia di persone e continuano altresì ad essere somministrati alimenti e bevande dal bar – ristorante abusivo creato all’interno della struttura.
- L’immobile ormai da 12 anni è utilizzato in modo esclusivo dai disobbedienti del centro sociale Rivolta e durante questo periodo sono stati tenuti innumerevoli concerti ed è continuata la somministrazione di alimenti e bevande con grande spreco di energia elettrica, acqua e gas.
- Lo scrivente è stato più volte oggetto di vili aggressioni verbali e fisiche da parte degli individui tanto apprezzati dal Sindaco.
- Nel corso del 2002 la Giunta ha approvato (in tutta fretta senza il parere del Consiglio Comunale) una scarna delibera (472/2002) con la quale sono stati fissati i criteri attraverso i quali sono stati poi scelti i gestori dell'intero immobile.
- Tale delibera prevedeva addirittura, dietro il ridicolo corrispettivo per le casse del Comune di Venezia di appena 5.164,57 Euro lordi annuali per 15 anni, la realizzazione e la gestione, all'interno di un immobile che vale milioni di euro, di sale concerti, di sale espositive, di punti vendita ed addirittura di un ristorante, il tutto naturalmente senza scopo di lucro… ricordo che l’immobile in oggetto è destinato ad attività socio-culturali, e precisamente alle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 383/2000.
- L’ufficio stime del settore Patrimonio del comune di Venezia aveva fissato in data 5 ottobre 2000 in 51 milioni annui di vecchie lire (pari a 26.339,301 euro) il prezzo congruo da corrispondere al Comune da parte di eventuali futuri gestori dell’immobile. Tale valore è stato ottenuto applicando un saggio di capitalizzazione pari al 3% sul valore di acquisto del bene. Il valore poi necessariamente è accresciuto in virtù degli oltre 150.000 euro di cui si è fatto carico il Comune di Venezia negli scorsi anni e degli ulteriori 120.000 euro destinati dalla delibera 410 del 30 giugno 2003 per la messa in sicurezza e le bonifiche all’interno dell’immobile. Ulteriore fattore di accrescimento del prezzo congruo è determinato dall’assegnazione non annuale ma addirittura per la durata di quindici anni dell’immobile.
- Le attività che vengono svolte all'interno dei locali dell’ex fabbrica “Paolini e Villani” non possono essere considerate “sociali” bensì più propriamente ECONOMICHE e LUCRATIVE, dato la presenza di un ristorante, di punti vendita, di sale concerti, studi di progettazione, foresteria.
- In data 2 marzo 2001 la Giunta comunale con propria deliberazione n.237 approvava i criteri di assegnazione del bando stabilendo di richiedere al concessionario l’effettuazione a proprie spese della ristrutturazione dell’immobile.
- I cittadini italiani che operano all’esterno del centro sociale Rivolta per poter svolgere attività di pubblico spettacolo e somministrare alimenti e bevande, necessitano di una serie incredibile di adempimenti onerosi, è evidente che il centro sociale Rivolta è un concorrente sleale nei confronti di questi poiché, senza rischio di impresa, in uno spazio di pubblica proprietà incassa milioni di euro eludendo completamente il fisco e vedendosi colpevolmente garantita l’immunità rispetto a qualsiasi illecito da parte di tutte le istituzioni preposte alla tutela della legge.
CHIEDE:
- Che l’Amministrazione di Venezia revochi l’assegnazione dell’immobile di proprietà comunale ex Paolini & Villani all’Associazione Officina Sociale, dato che l’utilizzo dello stesso da parte dei no-global assegnatari è del tutto in contrasto con la destinazione d’uso prevista dall’Amministrazione comunale.
- Che vengano quantificati i danni subiti dal patrimonio del Comune di Venezia in questi anni a causa del perpetrarsi dell'utilizzo difforme dalla destinazione dell'immobile comunale "ex Paolini e Villani".
- Se si sia provveduto a verificare la presenza di immigrati clandestini ospitati all'interno del centro sociale rivolta alias “officina sociale” (Paolini e Villani), dato che gli occupanti in più di un’occasione si sono vantati anche di favorirne la presenza sul territorio.
- Che la perizia di stima del valore dell'immobile "ex Paolini e Villani" venga aggiornata alla luce delle spese di oltre 270 mila euro deliberate dalla Giunta per interventi di bonifica ambientale, spese queste ultime sarebbero dovute essere a carico degli assegnatari.
- Di conoscere le ragioni che impediscono di attuare il disposto della delibera 136 del 21 settembre 1999 e della deliberazione n. 237 del 2 marzo 2001 dato che con la delibera n.286/2001 si sono stanziati 200 milioni di lire per lavori per la bonifica ambientale e per le stesse ragioni vengono stanziati 61.800 euro con la delibera 473/2002 ed altri 120.000 euro con la delibera 410/2003. Gli oltre 270.000 euro investiti dal comune per la ristrutturazione dell’immobile sarebbero dovuti essere (ai sensi della 136/1999 e della 237/2001) a carico dell’Associazione Officina Sociale.
- Secondo quali folli criteri si sia deciso di fissare in 5.164,57 euro il canone di locazione che per 15 anni dovranno corrispondere gli assegnatari dell’immobile al Comune di Venezia, dato che l’ufficio stime del Settore Patrimonio, rispondendo ad una interrogazione dello scrivente, aveva fissato in 51 milioni annui di vecchie lire (pari a 26.339,301 euro) il prezzo congruo da corrispondere al Comune da parte di eventuali futuri gestori dell’immobile. Naturalmente questa stima è comunque da aggiornare perché non tiene conto dell’accresciuto valore dell’immobile successivamente agli interventi di bonifica già finanziati dal Comune con le delibere 286/2001, 473/2002 e 410/2003 che stanziano complessivamente più di 270.000 euro per la messa in sicurezza dei locali dell’immobile “Paolini e Villani”.
- In che modo l'Amministrazione Comunale recupererà i 270.000 euro stanziati a fondo perduto per una struttura di cui la proprietà comunale non ha mai avuto e continua a non avere la disposizione, in barba ai principi che regolano il diritto di proprietà. Di certo grazie al continuo e generoso sperpero di denaro pubblico da parte della giunta, gli “eroici guerriglieri” che hanno tenuto per anni sotto ricatto l'Amministrazione potranno diversificare maggiormente le proprie attività garantendosi, sulle spalle dei cittadini onesti, sempre più lauti guadagni.
- Se l'Amministrazione Comunale attraverso il corpo di Polizia Municipale, e la Questura abbiano provveduto ad identificare e denunciare tutti coloro i quali con comportamenti illeciti hanno nel corso di questi anni alimentato l'illegalità all'interno della “Paolini e Villani”.
- Come si può giustificare un così basso canone di locazione dell’immobile in considerazione della destinazione d’utilizzo dei locali che permette incassi sconosciuti al fisco di centinaia di migliaia di euro l’anno?
- Un appartamento nella nostra città in genere viene locato dietro un corrispettivo non inferiore ai 9 mila euro annui, che sia opportuno consigliare alle famiglie veneziane di costituirsi in associazioni di cui alla legge 383/2000? I gestori “promotori sociali” hanno negozi (magari di semi di canapa), continuano a tenere affollati concerti, a gestire un ristorante e magari pure una foresteria per clandestini all'interno di una struttura pubblica praticamente a costo zero…e senza pagare un euro di tasse.
- Alla Corte dei Conti se la cifra minima prevista dalle delibere 237/2001 e 472/2002 di 5.164,57 euro lordi annui da corrispondere al Comune di Venezia per un periodo di 15 anni quale canone di locazione dell'intero immobile da parte dei gestori non prefiguri non solo il modo per regalare o quasi la struttura ai “disobbedienti” anche e soprattutto in considerazione dell’utilizzo di alto valore economico che ne viene fatto.
- Se gli allacciamenti idrici ed elettrici all’interno della struttura siano abusivi.
- Chi ha pagato in questi 12 anni di “Rivolta” le bollette di luce, acqua, gas e tariffa igiene ambientale del centro sociale.
- Che si accertino le responsabilità di chi non ha provveduto a sospendere l’erogazione di luce acqua e gas al CSOA Rivolta, magari omettendo accertamenti che sarebbero stati fatti, nel caso di una qualsiasi utenza privata, nel giro di qualche giorno.
- Se gli occupanti emettano o meno scontrini fiscali quando vendono bibite e alimenti (infischiandosene dei disposti delle delibere che nell’assegnare loro la struttura vietano espressamente tali attività) all’interno dell’ex biscottificio.
- Se gli occupanti siano in possesso di regolare licenza per vendere bibite e alimenti e siano iscritti al REC.
- Se i locali dove si tengono concerti siano a norma dal punto di vista igienico sanitario e se la Ulss abbia provveduto a verificarne le condizioni.
- Se i locali occupati siano dotati, ed in numero sufficiente, di uscite di sicurezza.
- Se al centro sociale Rivolta siano rispettate le norme anti-incendio (piano di evacuazione, porte antipanico, responsabile della sicurezza, estintori…).
- Se al centro sociale Rivolta (Officina Sociale) vengano comminate sanzioni amministrative per le continue affissioni abusive e in divieto di affissione e se queste sanzioni vengano poi pagate dagli occupanti abusivi.
- Se i locali del centro sociale Rivolta siano conformi alla legge 626.
- Se la destinazione d’uso dell’immobile “Paolini e Villani” e l’attuale stato sicurezza consentano l’utilizzo dell’area per concerti e l’afflusso di 2000 persone per un singolo evento come è avvenuto in più di un’occasione.
- A quanto ammontano i proventi dei concerti e della somministrazione di alimenti e bevande negli ultimi quattro anni, e quanti di questi siano stati incassati dal Comune di Venezia a parziale copertura dei costi sostenuti per la ristrutturazione e bonifica ambientale dell’ex fabbrica Paolini e Villani.
- Quale garanzia di sicurezza offre il Comune di Venezia alle migliaia di ragazzi che vanno ad assistere agli spettacoli all’interno del Rivolta.
- Se la SIAE si sia accorta che all’interno dell’ ex Paolini e Villani da più di un decennio si tengono settimanalmente affollatissimi concerti a pagamento e quali sono state le presenze nelle varie annualità all’interno dell’immobile di proprietà comunale.
- Se il Sindaco si riferiva alla casa di Sua proprietà a Venezia quando “scherzosamente” ha invitato Casarini e soci ad occupare un immobile nel centro storico di Venezia.
- Se per il Sindaco i Centri Sociali siano strutture istituzionalmente abilitate a praticare l’illegalità.
- Che vengano al più presto presi dalle Autorità ed Istituzioni competenti, i provvedimenti previsti dai codici, dalla legislazione speciale e dalle norme e regolamenti gerarchicamente inferiori.
- Che venga utilizzata la struttura della Paolini e Villani per la realizzazione del campo nomadi definito a più riprese dal sindaco “opera irrinunciabile” per la città.
- Che il Sindaco chieda scusa alle centinaia di migliaia di suoi concittadini rispettosi delle leggi e delle deliberazioni del Comune che ha offeso solidarizzando con chi da sempre sfida le istituzioni e sfrontatamente viola la legge.
- Che in futuro il Sindaco, presa coscienza delle proprie responsabilità si astenga da battute infelici in pubblico che possano suonare come un’istigazione a commettere reati.
N.B.: LA PRESENTE INTERPELLANZA E' STATA INVIATA ANCHE COME ESPOSTO
A S.E il Prefetto di Venezia
Al Comandante della Guardia di Finanza di Venezia
Alla Procura della Repubblica di Venezia
Al Questore di Venezia
Al Commissariato di P.S. di Mestre
Al Comandante dei Carabinieri Compagnia di Mestre
Al Comandante dei Vigili del Fuoco di Mestre
Al Comandante della Polizia Municipale di Venezia
Alla Direzione dell’ENEL
Alla Direzione di VESTA
Alla Direzione della SIAE sede di Venezia ed Agenzia di Mestre
Al Direttore sanitario della ASL 12
Raffaele Speranzon
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